Era considerato il numero uno del clan D’Alessandro, il pregiudicato Gennaro Chierchia ucciso sabato sera a Gragnano in una pasticceria. Al momento dell’agguato era l’unico cliente presente nel negozio. Conosciuto con il soprannome di “o pecoroné, per gli inquirenti potrebbe essere stato ucciso su ordine dei clan di Pimonte Di Martino-Afeltra. Un’ipotesi che fa temere il riaccendersi di una faida mai estinta. Quando il killer è entrato in azione, i pasticcieri erano nel laboratorio che si trova nel retrobottega, intenti a preparare i dolci della domenica. Il sicario ha sparato sei o sette colpi di pistola, mirando al volto della vittima, senza lasciargli scampo. L’agguato riporta alla memoria il duplice omicidio del 28 ottobre del 2008, in cui a Gragnano furono assassinati il pregiudicato Carmine D’Antuono e il suo autista, a soli duecento metri dalla pasticceria, dove è stato ucciso poche ore fa il boss Chierchia. Carmine D’Antuono, 58 anni, noto con il soprannome “o lioné era considerato affiliato al clan Imparato, contrapposto in passato al clan dei D’Alessandro, mentre l’autista, Federico Donnarumma, 42 anni, aveva piccoli precedenti per truffa e altro. Il duplice omicidio del 2008 era stato ricondotto a un ordine dei D’Alessandro.



