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Il Napoli non c’è più. Quella squadra che ha fatto sognare i suoi tifosi nel girone d’andata, è oramai un opaco ricordo. Il pareggio contro il Bologna al “San Paolo” ha sancito l’inizio ufficiale della crisi. Forse con un po’ di ritardo, ma in maniera inequivocabile. Un ruolino di marcia, nelle ultime sei giornate, da retrocessione. Una squadra allo sbando, con un allenatore solo al comando. De Laurentiis non parla più, Marino si affida alla saggezza popolare, il vascello azzurro affronta la tempesta solo con il suo nocchiero e con l’equipaggio col morale sotto i tacchi. Ad aggravare il momento c’è anche la strisciante insofferenza dei tifosi che hanno fischiato, all’uscita dal campo, il capitano Cannavaro. Il ritiro, chiesto dalla squadra auto consegnatasi dopo l’ennesima brutta figura (ma con ogni probabilità i giocatori hanno solo anticipato una decisione che sarebbe stata presa in ogni caso da De Laurentiis), in vista della partita contro il Genoa, potrà servire a compattare le fila. Poi, se non si dovesse riuscire ad invertire la tendenza, allora non ci sarebbero più alibi.
Capitolo Datolo: spaesato e inconsistente, la prima uscita dell’argentino non è stata di sicuro entusiasmante. Deve entrare negli schemi di Reja (beato lui se li capisce), e far vedere se vale davvero tutto l’entusiasmo creatogli intorno. Per ora è sembrato una figurina, lontano anni luci dalla consistenza di Hamsik e non in armonia con Lavezzi. Sa battere le punizioni ed i calci d’angolo, si è detto, confermando che da cinque anni a Napoli non c’è un calciatore con queste caratteristiche. Un po’ poco per essere determinante.
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