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» pubblicato da Francesca Ravel in: Notizie, campania, cronaca, napoli, politica < > lunedì 22 marzo 2010 alle 10:27

 
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deluca Ha ringraziato Antonio Bassolino, il cardinale Crescenzio Sepe e il presidente Napolitano, attaccato il suo avversario Stefano Caldoro e i vertici locali del popolo delle libertà, in particolare il presidente della Provincia, Luigi Cesaro. Toni a cui ha abituato ormai i suoi elettori tradizionali. La versa sfida da vincere però era conquistare Napoli, ovvero riuscire a portare quante più persone possibili in piazza del Plebiscito. Per la verità, così piena per un comizio elettorale non si vedeva da tempo. Centomila, diranno gli organizzatori. Bandiere del pd a perdita d’occhio, palloncini ma anche un pizza con la scritta De Luca in omaggio all’unico politico protagonista della serata. Sul palco, prima del candidato governatore del partito democratico erano saliti una lavoratrice di un call center e un operaio di Pomigliano d’arco per raccontare ognuno a modo loro l’esperienza della precarietà. Di seguito, è toccato a Peppe Barra tenere calda la platea. I politici tutti relegati tra retro e fronte palco. De Luca scende dall’auto protetto dalla scorta, sale subito sul palco e comincia parlare. Per tre quarti d’ora attacca gli avversari (“Caldoro è avversario inconsistente, sembra una gassosa senza tappo?) elenca le cose da fare (lavoro, sicurezza, si alle fonti di energia rinnovabile, no al nucleare, un nuovo piano rifiuti) tra citazioni ed espressioni colorite per tener alta la concentrazione della piazza. Al termine del discorso, una bambina gli ha consegnato dei fiori partecipando con lui al giro di onori sul palco. Il comizio è finito, De Luca lascia la piazza aggirando la stampa. A parlare con i giornalisti, De Luca ha lasciato il suo imitatore (intervista in video allegato). I centomila lo seguono. Se è vero che la piazza è un valido termometro elettorale, De Luca può si ora affermare che i punti percentuali di distacco dati nei sondaggi sono un ricordo. Forse

 

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