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“Queste 100 imprese contro la camorra sono l’esempio che fare gli imprenditori a Napoli è possibile, denunciando gli estorsori senza sentirsi deboli grazie all’appoggio delle associazioni antiracket”. Così Tano Grasso, presidente onorario della Fai (Federazione delle associazioni antiracket e antiusura), apre a Napoli l’avvicinamento alla giornata nazionale contro le mafie che vedrà tutti i familiari delle vittime della criminalità organizzata sfilare sul lungomare fino a Piazza Plebiscito. L’avvicinamento comincia al Teatro Trianon, alle porte del quartiere napoletano di Forcella, per volontà di Samuele Ciambriello, con l’incontro “100 imprese verso il 21 marzo, Libera impresa libera dalla camorra”. Un incontro in cui si sente il peso della crisi economica e la paura strisciante che disoccupazione e stretta del credito alle imprese siano il concime perfetto su cui la camorra può crescere. “Il problema è serio – conferma Don luigi Ciotti, presidente di Libera – anche da me vengono molte persone che non sanno dove prendere i soldi. In questo la chiesa sta facendo un lavoro fondamentale, con l’assistenza, con forme di microcredito, sono atti importanti ma costituiscono una forma di supplenza di fronte e provvedimenti più incisivi che dovrebbero essere presi”. Provvedimenti di cui parla anche il presidente della Camera di Commercio di Napoli Gaetano Cola quando cita il “rischio di esposizione alla criminalità organizzata delle aziende che si acuisce nei momenti di recessione”, ricordando “l’importanza del fondo antiusura che finora è stato poco sfruttato”. E di misure concrete parla l’assessore alle attività produttive della Regione Campania Andrea Cozzolino: “Il nostro primo obiettivo – spiega l’assessore che ha riunito le 100 imprese aderenti all’iniziativa – è combattere l’economia dell’illegalità, per questo è stato necessario un patto di alleanza con le imprese che deve allargarsi e per questo il 21 marzo spero di vedere in testa al corteo 100, 1000 imprenditori che gridino il loro no alle mafie”. “Con l’assessorato – spiega poi Cozzolino – lavoriamo su più fronti a cominciare dalla formazione fino alle politiche per il consolidamento delle passività delle piccole imprese, le più esposte al rischio usura”. Un “no” alla paura arriva anche da Bruno D’Urso, capo dell’ufficio dei gip di Napoli, che lancia l’idea di una sorta di un giorno in pretura sulle tv campane “che mostrino i processi per estorsione che celebriamo a decine ogni giorno a Napoli, per far vedere che gli estorsori non sono forti come fanno credere e che vengono regolarmente condannati quando sono denunciati”.
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