Per i giovani nati negli anni 90 il termine Bolognina è sconosciuto, senza significato. Per chi invece la stagione della caduta del muro di Berlino e dei riflessi di tangentopoli sulla partitocrazia italiana l’ha vissuta dal di dentro, come l’ex ministro dell’Ambiente Valdo Spini, la Bolognina indica si, la fine del partito comunista, ma anche l’inizio dei disastri della sinistra italiana da allora ancora in cerca di una propria identità. I 20 anni trascorsi, da quando l’allora segretario Achille Occhetto avviò il procedimento che portò allo scioglimento del pci di Berlinguer e alla nascita del pds e allo sostituzione dello storico simbolo della falce e martello con la quercia, vengono analizzati da Spini nel libro “Vent’anni dopo la Bolognina” presentato a Napoli nel corso di un dibattito. Ripercorrendo le vicende che hanno portato all’attuale oblio della sinistra italiana, l’autore mette sul banco degli imputati le scelte fatte allora dai leader di riferimento. Nel libro non mancano stoccate alla decisione di voler dar vita al partito democratico.



