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» pubblicato da Renato Cavallo in: camorra, cronaca, napoli, napoli provincia < > Martedì 25 Settembre 2007 alle 14:45

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ARRESTATO ALFREDO CICALA, EX SINDACO DI MELITO (NA)I Di Lauro, sempre loro. Anche dietro all’ultima operazione richiesta dalla direzione distrettuale antimafia e avviata dalla Procura partenopea, che ha visto l’arresto dell’ex sindaco di Melito Alfredo Cicala ed il sequestro preventivo del suo patrimonio, c’era l’ombra del clan di Ciruzzo o milionario. Cicala, ora agli arresti domiciliari e sotto processo per legami con la camorra, apparteneva all’organizzazione che faceva capo a Federico Bizzarro, luogotenente a Melito per conto del clan Di Lauro assassinato proprio durante la faida con gli scissionisti del 2004. Ed era sempre per favorire i loro interessi che Cicala condizionò l’esito delle elezioni del 2003 impedendo la campagna elettorale del suo avversario politico, Bernardino Tuccillo, oggi assessore al Lavoro della Provincia di Napoli. Nel contempo, era riuscito ad accumulare un ingente patrimonio finanziario ed immobiliare per un totale di 90milioni di euro, accumulato grazie al condizionamento di gare d’appalto pubbliche durante il suo mandato da sindaco, dal 90 al 93, a vantaggio di una ditta edile, la C e C Costruzioni, intestata alla madre. 39 appezzamenti di terreno di 15 ettari, 75 immobili, tra appartamenti e box nei parchi Margherita e Ortensia di Melito, una villa di due piani con piscina a Giugliano, 30 tra conti e fondi bancari per un valore di circa 3 milioni di euro, nove società immobiliari e tre autovetture. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati questa mattina nella sede della Procura della Repubblica di Napoli, dal capo della Procura Giandomenico Lepore e dai pm Roberti e Del gaudio. Sempre la Procura napoletana sta portando avanti un’altra indagine che coinvolge una quindicina tra dirigenti e funzionari del comune di Napoli, della Regione e dell’asl Na 1. Gli indagati, i cui uffici e le abitazioni sono stati oggetto di perquisizioni da parte della guardia di finanza, avrebbero accettato regali in cambio di favori a ditte interessate ad appalti pubblici. L’ipotesi di reato nei loro confronti, è corruzione e frode in pubbliche forniture.

 

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