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» pubblicato da Barbara Romano in: APERTURA, archivio, camorra, cronaca < > sabato 4 luglio 2009 alle 14:48

 
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Da imprenditori avevano capito che l’unico modo per aggiudicarsi appalti importanti era andare a braccetto con la camorra. Così, una ditta edile di Napoli, dopo aver subito il racket delle estorsioni, si era rivolta al per ottenere un lavoro da sei milioni di euro. L’appalto prevedeva la ristrutturazione del cimitero di Pollena Trocchia ed era stato vinto in precedenza da una cordata di tre imprenditori napoletani. A scoprire l’evoluzione criminale della società, sono stati i carabinieri del comando provinciale di Napoli che hanno arrestato il titolare dell’impresa e sei esponenti del clan. Si tratta del boss Vincenzo Sarno, Antonio Di Sarno, i fratelli Ciro e Claudio Terracciano, Vincenzo Gammella, Umberto Scognamiglio e Vincenzo Terracciano. Dovranno rispondere dell’accusa di aggravata dal metodo mafioso mentre la ditta edile Edil Disa srl, di proprietà di Antonio Di Sarno, è stata posto sotto sequestro preventivo. Durante le indagini è emerso che affiliati al avevano costretto la cordata vincente a rinunciare all’appalto in favore della ditta sotto protezione. Intimidazioni e minacce, però, non avevano intimorito la cordata di imprenditori che si era rivolta anche al Tar per ottenere giustizia. Già durante lo svolgimento della gara d’appalto, infatti, avevano notato stranezze e la sottrazione di punti in graduatoria in modo sospetto. Ora la direzione distrettuale antimafia indaga per capire con quali altre società edili era in contatto il clan che insieme alle famiglie mafiose Orefice,Terracciano e Artistico, secondo gli inquirenti, controlla le attività edilizie del vesuviano.

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