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Avrebbe apprezzato il senso del film “Si può fare?, trasmesso ieri al cinema Modernissimo, Sergio Piro, rivoluzionario psichiatra partenopeo, tra i padri italiani della terapia alternativa, che si è spento per arresto cardiaco all’età di 81 anni nella sua casa napoletana di via Raffaele De Cesare, dove viveva con la moglie. Gesco, agenzia di promozione sociale e sviluppo, per un’insolita coincidenza, ha organizzato a poche ore dalla morte di Piro, la proiezione del film di Giulio Manfredonia con l’attore Claudio Bisio, per parlare di integrazione e modelli alternativi di intervento sociale per i malati di mente. Quei modelli che hanno visto Piro combattere in prima linea con lo psichiatra Franco Basaglia, padre della legge 180 con la quale fu stabilita la chiusura dei manicomi. Il film di Manfredonia racconta la storia di ex ricoverati in manicomio poi reintegrati nella società attraverso attività produttive di cooperazione sociale di tipo B. Forme di cura alternative nelle quali, fin dai primi anni ’60, credeva fortemente lo psichiatra originario di Palma Campania. Fino al 1970 è stato infatti Direttore dell’Ospedale Psichiatrico Materdomini di Nocera Superiore dove iniziò un esperimento che divenne una “comunità terapeutica?, la seconda in Italia dopo quella di Basaglia a Gorizia. Lo scienziato è stato anche direttore degli ospedali psichiatrici “Frullone? e “Bianchi?. I colleghi Fausto Rossano e Mario Petrella, direttore dei dipartimenti di Salute Mentale e Sociosanitario dell’Asl Napoli 1 lo ricordano così (intervista in allegato).
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