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Ci risiamo. Con Berlusconi tornato a capo del Governo, il popolo dei girotondini torna a far sentire la propria voce contro le cosiddette leggi ad personam varate dall’esecutivo, o ancora in via di approvazione. Tra poche ore, l’opposizione civile, visto che quella politica continua a latitare, se non dalle parti dell’Italia dei valori, scenderà di nuovo in piazza a Roma per difendere la Costituzione. Anche da Napoli molti i pullmann e le carovane organizzate per partire alla volta della capitale. Tanti giornalisti delle testate locali che hanno aderito alla campagna “Arrestateci tutti”, firmando il manifesto promosso dalla rivista Micromega contro la legge sulle intercettazioni telefoniche. In testa al corteo, a differenza di tre anni fa, non ci sarà più il regista Nanni Moretti, ma il giornalista “scomodo” Marco Travaglio in compagnia di Beppe Grillo, che qualcuno si ostina ancora a chiamare semplicemente comico, e tanti altri. La legge sulle intercettazioni (e non solo), che prevede carcere e multe salate per giornalisti ed editori, ha scatenato l’ira dei cosiddetti girotondini, che stanno partendo da tutt’Italia per raggiungere piazza Navona, luogo del concentramento. A scaldare la platea ci ha poi pensato questa mattina, l’ex pm di Manipulite Di Pietro, tornato ad attaccare con parole al veleno il premier che “utilizza metodi mafiosi per spingere i suoi a votare il lodo Alfano” il cui scopo, secondo i detrattori del premier, è solo quello di bloccare il processo per corruzione che vede principale imputato proprio Berlusconi. Le urla di Di Pietro però, non sono riuscite a coprire il rimbombo del silenzio di Walter Veltroni e del partito democratico, principale partito d’opposizione ancora troppo concentrato sulle beghe interne tra i nostalgico di Ds e Margherita per pensare a cavalcare il moto popolare, come un tempo faceva la “vecchia sinistra”. La vecchia sinistra che sembra ancora doversi riprendere dalla batosta elettorale di aprile. Un tempo non molto lontano, gli eredi del pci si spostavano in massa da tutte le regioni, Campania compreso, quando si trattava di difendere in piazza i valori della Costituzione. Il governatore Antonio Bassolino si faceva largo tra la folla in piazza san Giovanni a Roma quando c’era bisogno di difendere l’articolo 21 della costituzione, traballante dopo la cacciata di Biagi, Santoro e Luttazzi. Nel ventre del circo massimo le bandiere dei Verdi e quelle con la falce e martello furono le prime a sventolare a difesa dell’articolo 18. La manifestazione di oggi pomeriggio avrebbe potuto essere una buona occasione per provare a recuperare un po’ di quel consenso sperperato per strada. Per la sinistra, l’ennesima occasione sprecata. Se così è, tanto vale specificare alle prossime elezioni, a chi spetta il ruolo di opposizio
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