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Doppietta italiana a Cannes, vincono Gomorra e Il divo. Vince L’italia ma vince soprattutto il sud, Garrone, Sorrentino, Servillo portano in scena il best seller di Saviano sulla camorra e la storia di Giulio Andreotti. In questa sessantunesima edizione niente Palma d’oro ma i due giovani autori riportano l’Italia nel palmares dopo la Palma d’oro del 2001 di Nanni Moretti e del suo La stanza del figlio. Gomorra di Matteo Garrone ha ottenuto infatti il Grand Prix e Il divo di Paolo Sorrentino il premio della giuria, oltre a quello per i valori tecnici. Toni Servillo magnifico interprete di entrambi i film italiani in concorso era dato per favorito alla vittoria per il titolo di migliore attore che invece poi è andato a Benico Del Toro per Che di Steven Soderbergh ma non sembra particolarmnete deluso dalla sconfitta “Mi considero il portafortuna di Paolo Sorrentino e Matteo Garrone“, dice. E poi sottolinea il valore dei due film, anche dal punto di vista sociale: “Era dal ‘72 che due italiani non vincevano due premi così importanti: il cinema italiano torna con un linguaggio moderno a parlare della realtà e se ne sono accorti in tutto il mondo”. Dal canto suo, Matteo Garrone ringrazia “tutte le persone che hanno partecipato al progetto, ma soprattutto Roberto Saviano, che mi ha dato la possibilità , attraverso le atmosfere del suo libro, di fare questo film”. Poi sottolinea il filo che unisce il suo all’altro film italiano premiato: “Condivido molte cose con Paolo Sorrentino, che ha vinto con il suo Divo. Abbiamo un’idea di cinema che ci lega. Due film italiani vincitori a Cannes è un segnale importante per il nostro cinema“. Paolo Sorrentino non rinuncia invece a una battuta: “Ora che ho vinto questo importante premio, in Italia crescerà di sicuro il numero delle persone contente… Forzatamente contente…”. E ai giornalisti stranieri che gli chiedono perché ha voluto raccontare la storia di Giulio Andreotti, il regista napoletano risponde che “Andreotti è uno dei personaggi più rappresentativi dell’Italia e parlando di lui era più facile fare un film sul nostro paese”. “Giulio Andreotti è del resto un personaggio incredibilmente cinematografico - continua Sorrentino - e raccontare gli anni del suo potere mi ha dato l’opportunità di parlare di un periodo sconvolgente per l’Italia, un periodo sul quale ritenevo fosse importante tornare per capire qualcosa in più dell’Italia di ieri ma anche di quella di oggi”.
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