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Duemila euro per un aborto. E’ quanto pagherebbero ogni anno decine di donne pur di interrompere illegalmente una gravidanza. La denuncia, pubblicata sul giornale “Il mattino” è di un ginecologo partenopeo che con le sue dichiarazioni ha provocato l’apertura di un’inchiesta della magistratura. Gli inquirenti, sempre secondo il quotidiano, avrebbero concentrato la loro attenzione su quattro strutture private, sospettate di aver praticato interruzioni di gravidanza violando la legge 194. Il ginecologo, di cui resta celata l’identità avrebbe riferito alle forze dell’ordine i nomi di almeno cinque suoi colleghi che praticherebbero aborti clandestini. Stanco di una realtà pesante il professionista ha deciso di raccontare la sua storia, che secondo lui potrebbe coinvolgere anche persone “potenti” che si sarebbero rivolte ai centri privati per far abortire donne di loro conoscenza. L’inchiesta, il cui fascicolo è ora nelle mani del pubblico ministero Graziella Arlomede, fa quindi luce su un fenomeno sommerso, a quanto pare molto diffuso in Campania.
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Perché ci ostiniamo a chiamarli clandestini?
Si fa un gran parlare di aborti clandestini, ma perché non proviamo a chiamarli privati? Una donna per un’appendicectomia è libera di scegliere il medico ed il luogo di cura, per un’interruzione di gravidanza è costretta invece a servirsi di strutture pubbliche, delle quali può non avere piena fiducia; è il risultato della legge 194, nata trenta anni fa dall’ipocrita compromesso tra democrazia cristiana e comunisti. All’estero è completamente diverso, la paziente può rivolgersi all’ospedale o scegliere un ginecologo in una clinica privata autorizzata.
E smettiamola anche di evocare lo spettro delle mammane e delle donne rovinate dall’aborto. Le mammane non lavorano più da decenni ed il famigerato laccio è andato definitivamente in pensione. Oggi se una paziente sceglie un medico privato è perché sa molto bene che gli specialisti che si dedicano a questa attività sono molto più abili dei colleghi ospedalieri, adoperano il metodo Karman (aspirazione) molto meno cruento della metodica chirurgica tradizionale e soprattutto permettono di evitare le defatiganti attese, gli interrogatori imbarazzanti, la promiscuità delle corsie, l’ansia di una decisione sempre dolorosa e traumatizzante.
In Italia la legge prevede che le cliniche private possano chiedere l’autorizzazione a praticare l’interruzione di gravidanza ed addirittura il convenzionamento con l’Asl. Stranamente in Campania esiste una sola struttura che monopolizza quasi la metà degli interventi (parliamo di circa 6000 -7000 ogni anno) con un fatturato vicino ai 10 milioni di euro. Una cifra assolutamente spropositata che viene sottratta al finanziamento di altre prestazioni sanitarie.
Gli inquirenti non devono allontanarsi molto da Napoli per identificare questa clinica, ma è fatica sprecata, è tutto in regola, la legge è rispettata, non vi è lavoro per polizia e magistrati, ma sono i politici che debbono affrontare il problema, che da tempo attende una soluzione rispettosa delle richieste di tanti altri centri, che vogliono mettersi al servizio della legge e delle donne.
Dimenticavo le pazienti che ricorrono ad un medico privato pagano una cifra in linea con i prezzi delle prestazioni sanitarie e fanno risparmiare allo Stato circa 2000 euro, dobbiamo esserle grate.
Achille della Ragione