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» pubblicato da raffaele de lucia in: IL FATTO, napoli < > Sabato 15 Marzo 2008 alle 15:00

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18Tre dell’Istituto di Napoli sono bloccati da due giorni nel campus universitario di Lhasa, nella periferia della città tibetana, a causa dei violenti in corso. Ne dà notizia una docente dell’ateneo partenopeo, Giacomella Orofino, che racconta di non avere più contatti con i suoi allievi da ieri mattina. I tre , una ragazza siciliana, un napoletano e un indiano che ha la cittadinanza italiana, fra i 22 e i 23 anni di cui la docente preferisce non farne i nomi per “non esporli” a pericoli, stanno frequentando il secondo anno di corsi alla University di Lhasa.17
I ragazzi bloccati a Lhasa, che solo nelle ultime ore sono riusciti a mettersi in contatto con l’Italia, hanno raccontato di essere costretti a non lasciare il campus per il programma di protezione cinese, e di aver visto la città, preda degli spari e della violenza di questi giorni, soltanto dal tetto della struttura. I due ragazzi, più spaventati della loro collega, hanno riferito di voler rientrare al più presto possibile in Italia. La studentessa siciliana, invece, ha sostenuto di voler rimanere a tutti i costi a Lhasa. E’ forte il coinvolgimento emotivo di chi studia queste culture con le vicende del territorio.L’ambasciata in Cina ha fatto sapere che tutti gli italiani presenti a Lhasa sono al sicuro e non hanno subito alcun tipo di violenza. Nella capitale del si trovano molti turisti, gli e cooperanti.”Ieri la ci aveva detto che la situazione era tranquilla e noi siamo andati verso il centro. Era un macello”. E’ la testimonianza di uno studente italiano bloccato con due suoi compagni nell’Università di Lhasa, la capitale del sconvolta dai disordini. Il giovane ha spiegato all’Ansa che nella città tibetana regna molta confusione e mancano informazioni credibili. Gli italiani a Lhasa sono una decina - i tre , tre cooperanti e quattro turisti di Roma - e tutti sono al sicuro e in contatto con l’Ambasciata d’Italia a Pechino. “In una situazione molto difficile come quella del chiedo al Governo italiano di cercare di proteggere e mettere in riparo i nostri allievi”. E’ l’appello che rivolge Pasquale Ciriello, rettore dell’istituto universitario L’ di Napoli. “Da tempo - spiega Ciriello - consentiamo a nostri di concludere un percorso didattico con stage nei Paesi dei quali si studia la lingua. A Napoli, peraltro, c’è una delle non moltissime, forse l’unica, cattedra di tibetano”. Secondo Ciriello “la priorità in questo momento è di consentire la tutela di questi tre ragazzi. Immagino che in questo campus ci siano di altri Paesi, e questo richiederà un impegno di respiro internazionale come del resto impone una situazione come quella del , terra difficile e martoriata”. 9
I di Ramoche avevano in programma una manifestazione che è stata soppressa dalla , mentre altri religiosi stanno facendo lo sciopero della fame per ottenere la liberazione dei loro compagni arrestati nei giorni scorsi, che sarebbero decine.

foto by(corriere.it)

fonte repubblica.it

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