Agenzia Video Giornalistica
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| Sabato 15 Marzo 2008 | ||
| 21:00 |
Vissi d’arte morii d’amor
trittico da Shakespeare in forma di canovaccio a tempo di valzer
I quadro Morte di Ofelia da “Amleto” drammaturgia Mauro Milanese
colonna sonora e messa in scena
Ludovica Rambelli
Tre quadri d’autore, tre morti d’amore, raccontate da comparse.
Da quelli che vivono la scena solo per dire “la cena è servita” o per portare alabarde.
Il tempo si rompe per un istante lunghissimo, si ripiega su se stesso come nei sogni, la narrazione si concentra in un unico momento: l’attimo prima di entrare in scena.
Una drammaturgia che si è costruita durante le lunghe attese in quinta prima di pronunciare una battuta, fatta dalla fiumana di pensieri che nascono da una frase orecchiata nel testo e che portano molto lontano.
Chi narra è dunque qualcuno che ha avuto il tempo – molto tempo - replica dopo replica, di ascoltare questa storia tante e tante volte da conoscerla perfettamente; tanto da poter elaborare una personalissima teoria sui come e sui perché della vicenda.
Qualcuno che ha potuto ritrovare nella propria vita quelle assonanze che rendono una storia vera e viva.
Vissi d’arte morii d’amor è un amarcord di provincia che ha il clima dei film muti, l’odore della cipria delle divine signore, e il profumo dei vecchi ricordi.
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