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AVELLINO - Nei giorni scorsi due pazienti, per la prima volta in Campania e in assoluto nel sud Italia, presso la Clinica “Montevergine” di Mercogliano, sono stati sottoposti con successo ad impianto di endoprotesi valvolare aortica per via per cutanea (attraverso una sonda introdotta dall’arteria femorale). L’equipe, sotto la guida del Dr. Paolo Rubino, ha impiantato le protesi in due pazienti il cui rischio di morte stimato, se si fossero sottoposte a terapia chirurgica tradizionale, era superiore al 30%. I risultati ed i particolari dell’intervento saranno illustrati sabato 8 marzo alle ore 11 presso l’Hotel “De La Ville” di Avellino nel corso di una conferenza stampa alla quale prenderanno parte anche Roberto Landolfi (Direttore Generale della Asl Avellino 2) e Emilio Gambacorta (Direzione Generale Assessorato Regionale alla Sanità).
La stenosi valvolare aortica è una patologia cronica degenerativa che causa ostruzione all’afflusso del sangue dal cuore. Tale ostruzione è dovuta alla ridotta capacità di apertura dei lembi valvolari ed riduce la capacità del cuore di spingere il sangue verso gli organi vitali. Questa condizione è progressiva e responsabile di sintomi quali il dolore toracico, l’affanno ed addirittura la perdita di coscienza; la comparsa di questi sintomi si associa ad una prognosi infausta a breve termine. Fino ad oggi la sostituzione valvolare aortica, con approccio chirurgico tradizionale mediante apertura del torace ed impianto di una valvola artificiale, rappresentava l’unica terapia possibile. Da pochi mesi è possibile impiantare protesi valvolari aortiche senza la necessità di ricorrere alla chirurgia ma introducendo la protesi attraverso un piccolo foro, grande meno di un centimetro, praticato nell’arteria femorale della gamba. Una volta all’interno dell’apparato circolatorio, grazie all’uso dei raggi X, è possibile posizionare la valvola artificiale in corrispondenza di quella naturale e qui rilasciarla.
“Grazie a questa metodica è possibile dare una valida opzione terapeutica a pazienti che hanno una prognosi severa – ha spiegato Rubino -. Anche in un centro come il nostro, dove si operano quotidianamente e con successo pazienti il cui rischio chirurgico è particolarmente elevato, ci troviamo spesso dinanzi persone le cui condizioni cliniche rendono improponibile la terapia chirurgia. In questi pazienti l’apertura del torace e l’anestesia generale sono spesso non praticabili per le precarie condizioni di salute. Da oggi siamo in condizione di fornire una nuova speranza a questi pazienti. La sostituzione valvolare aortica percutanea è la nuova frontiera della cardiologia interventistica ed oggi una realtà anche nella nostra regione”.
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