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» pubblicato da redazione in: archivio < > Martedì 26 Aprile 2005 alle 13:15

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caiano ; E’ diventato il Palazzo delle arti contemporanee di Napoli, sulla scia del Beauburg di Parigi e del Centro Regina Sofia di Madrid.

Nella centralissima via dei Mille, l’edificio di circa seimila metri quadrati diventa la sede di spazi per conferenze e concerti, per cinema e incontri, ma soprattutto per esposizioni artistiche permanenti e temporanee. A queste ultime in particolare sono stati destinati il “Grottone”- ampio spazio multifunzionale al pianterreno- e altri due dei quattro piani che costituiscono il palazzo. Non poteva mancare, infine, una caffetteria-bookshop, il tutto all’insegna della modernità.
Inizialmente adibito a residenza di campagna, l’edificio, collocato fuori le mura cittadine, entra già nel 1667 in possesso della famiglia Carafa attraverso una donazione fatta da Francesco di Sangro, Principe di San Severo, a Don Giuseppe Carafa. Nel 1717 la “casa palaziata” coi suoi giardini e terreni viene ceduta per diecimila ducati a Ippolita Cantelmo Stuart, moglie di Vincenzo Maria Carafa, Principe di Roccella. La donna incarica Luca Vecchioni, stretto collaboratore di Luigi Vanvitelli, di modificare l’edificio e le sue dipendenze. I lavori di trasformazione si protraggono per un decennio, dal 1755 al 1765.
Da questa data l’edificio appare completamente modificato: di ispirazione chiaramente “vanvitelliana”, e vero e proprio palazzo residenziale, è reso economicamente produttivo con numerosi locali destinati alla “locazione”. Il progetto di Luca Vecchioni, ispirato a criteri di maggiore simmetria, dà al portone d’ingresso e allo scalone principale assoluta centralità, sfruttando le coperture delle costruzioni destinate all’affitto come terrazze del primo piano. Tra il 1765 e il 1829 viene completato il secondo piano del Palazzo, mentre iniziano i lavori di realizzazione di alcune stanze del terzo. In quegli anni si trasferiscono a Palazzo Carafa Roccella, Vincenzo Maria Carafa e la moglie Livia Doria. Gli inventari dell’epoca restituiscono l’immagine di un edificio di quarantacinque stanze, arredato con mobili sontuosi e dotato di una straordinaria quadreria. Nel 1885 l’apertura della nuova arteria viaria, l’attuale Via dei Mille, taglia in due il Palazzo, distruggendone l’atrio coperto e isolando i fabbricati destinati ai fitti con i loro terrazzi di copertura. Tra il 1950 e il 1959 il “giardino delle delizie”, annesso al Palazzo, viene definitivamente distrutto. Nel febbraio del 1998 il Comune di Napoli destina l’uso di Palazzo Roccella a Centro per le Arti Contemporanee, dal 26 marzo 2005 Pan|Palazzo delle Arti Napoli.

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